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Che cos'è il Vinyasa yoga e a chi serve

· Sereno

Il Vinyasa yoga è una pratica in cui ogni movimento è legato a un respiro: si entra in una posizione inspirando e se ne esce espirando, senza fermarsi a lungo. Le posizioni si succedono come le parole di una frase, e quella continuità è ciò che distingue il Vinyasa da uno yoga fatto di posizioni tenute e poi lasciate.

Il nome in sanscrito indica il modo in cui una cosa è disposta dopo l'altra. Nella pratica questo significa due cose concrete: non sai in anticipo quale posizione arriva dopo, e il ritmo lo detta il respiro e non l'orologio. Una lezione Vinyasa scalda in pochi minuti, perché il corpo non si ferma mai del tutto.

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In cosa è diverso dall'Hatha

Nell'Hatha una posizione si prende, si tiene per diversi respiri e si lascia; nel Vinyasa una posizione dura quanto un respiro e poi diventa la successiva. La differenza non è la difficoltà delle posizioni, che spesso sono le stesse: è quanto tempo ci resti dentro.

Questo cambia cosa alleni. L'Hatha ti dà il tempo di sentire la posizione e di correggerla. Il Vinyasa ti chiede di tenere il respiro regolare mentre il corpo si muove, che è una cosa diversa e, all'inizio, più difficile del previsto. Chi arriva dal movimento la trova naturale; chi cerca calma a volte la trova troppo veloce la prima volta.

Se vuoi il confronto dall'altro lato, sta in che cos'è l'Hatha yoga.

Come funziona una lezione Vinyasa

Una lezione segue quasi sempre lo stesso arco, anche quando le posizioni cambiano.

  1. Un inizio fermo. Qualche minuto da seduta o in piedi per trovare il respiro prima di muoversi.
  2. Il riscaldamento. Movimenti piccoli della colonna, spesso a quattro appoggi, e i primi Saluti al Sole lenti.
  3. La parte in piedi. Guerrieri, affondi, equilibri: è qui che la lezione sale e che il respiro si fa sentire.
  4. Il picco. Una posizione o una sequenza più impegnativa, verso i due terzi della lezione.
  5. La discesa. Torsioni e piegamenti in avanti da seduta, a ritmo più lento.
  6. La chiusura. Qualche minuto da sdraiati, fermi.

Il legame fra respiro e movimento resta per tutta la parte centrale: inspirando ci si allunga o ci si apre, espirando ci si piega o si scende.

Il Vinyasa è adatto a chi comincia?

Sì, a patto che la lezione sia costruita per chi comincia e non sia semplicemente una lezione veloce. Una buona lezione Vinyasa per principianti riduce il numero di posizioni diverse e ripete la stessa sequenza più volte, così impari i passaggi invece di inseguirli.

Quello che rende difficile il Vinyasa all'inizio non sono le posizioni: è il passaggio da una all'altra, soprattutto quello che porta a terra e poi di nuovo su. Si può sostituire con un passo indietro e le ginocchia a terra per mesi, e non è un ripiego.

Quali posizioni compaiono quasi sempre

  • Il cane a testa in giù, che nel Vinyasa è un punto di passaggio e non una posizione da tenere a lungo.
  • La tavola e la tavola bassa, cioè il momento in cui il peso passa sulle braccia.
  • Il cane a testa in su o il cobra, l'apertura che segue la discesa.
  • I guerrieri, in piedi, che danno alla lezione la sua parte di forza nelle gambe.
  • Le torsioni da seduta, quasi sempre verso la fine.

Se queste parole ti dicono poco, parti da le posizioni di base e torna qui dopo.

Quanto dura e quanto spesso

Una lezione Vinyasa sta di solito fra i venti e i quaranta minuti, perché sotto i venti la parte in piedi resta mozzata. Due o tre volte a settimana è la frequenza in cui la maggior parte delle persone sente un cambiamento, e il motivo non è misterioso: la continuità fra respiro e movimento è una cosa che si impara ripetendola.

Nei giorni in cui il Vinyasa è troppo, la pratica giusta non è un Vinyasa più corto: è una pratica lenta, tenuta a terra, come il Restorative.

Domande frequenti

Il Vinyasa fa sudare?

Spesso sì, soprattutto nella parte in piedi, perché il corpo non si ferma mai del tutto e il respiro resta attivo. È una conseguenza del ritmo, non l'obiettivo della pratica, e una lezione lenta con le stesse posizioni scalda molto meno.

Vinyasa e Flow sono la stessa cosa?

Nella pratica corrente sì: Flow è il modo in cui molte scuole chiamano una lezione Vinyasa, e indica lo stesso legame fra respiro e movimento. Il termine Vinyasa è quello tradizionale, Flow è quello che trovi più spesso negli orari delle palestre.

Serve essere flessibile per fare Vinyasa?

No, e la flessibilità è una conseguenza della pratica, non una condizione per iniziare. Quello che serve davvero è potersi appoggiare sulle mani in tavola per qualche respiro, e anche quello si costruisce con le ginocchia a terra.

Quante volte a settimana conviene fare Vinyasa?

Due o tre, lasciando almeno un giorno fra le lezioni più intense. Sotto le due volte la continuità fra respiro e movimento si perde e ogni lezione riparte da capo.

Il Vinyasa in Sereno

Il Vinyasa è la parte più grande della libreria di Sereno, insieme al Flow, e le lezioni sono filmate per intero con la voce di Giulia che tiene il ritmo del respiro dall'inizio alla fine. Si filtra per durata, per livello e per intensità, così una lezione Vinyasa dolce e una intensa non finiscono nello stesso elenco.

La libreria delle lezioni è qui: Sereno.

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